mercoledì 4 aprile 2018

Leggi di iniziativa popolare proposte dal Coordinamento per la democrazia costituzionale: a Gorizia si firma all'Ufficio elettorale del Comune


Anche a Gorizia i cittadini hanno la possibilità di firmare, all’Ufficio elettorale del Comune, per sostenere le tre leggi di iniziativa popolare (LIP) promosse a livello nazionale dal Coordinamento per la democrazia costituzionale, erede degli oltre 700 Comitati per il NO alla riforma costituzionale costituitisi nel 2016 per fermare il progetto targato Renzi – Boschi. 

di Martina Luciani
         
Questi i titoli: “Modifiche alla legge elettorale (165/2017) per consentire agli elettori di scegliere direttamente i deputati e i senatori da eleggere in proporzione ai voti ottenuti; previsione del voto disgiunto e con doppia preferenza donna e uomo; garanzie di correttezza, trasparenza, democraticità nella   selezione   delle candidature in attuazione dell'art. 49 della Costituzione”;
“Modifiche agli articoli 81, 97, 117 e 119 della Costituzione, concernenti l'equilibrio di bilancio (il principio del "pareggio di bilancio"), al fine di salvaguardare i diritti fondamentali della persona»; “Norme generali sul sistema educativo della pubblica istruzione nella scuola di base e nella scuola secondaria di secondo grado. definizione dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di nidi d’infanzia. delega per il riordino degli organi collegiali centrale, periferici e di istituto”.

Il Comune di Gorizia  il prossimo 20 giugno riconsegnerà i moduli firmati  al Coordinamento. L’obiettivo della campagna è di raccogliere su tutto il territorio nazionale,  e per ogni LIP, 50 mila firme (55 mila per avere un margine di sicurezza) e di consegnarle al Senato.  Il nuovo recentissimo regolamento, vigente a partire da questa legislatura, prevede che le competenti Commissioni devono iniziare l’esame dei disegni di legge d’iniziativa popolare ad esse assegnati entro e non oltre un mese dal deferimento. L’esame in Commissione deve essere concluso entro tre mesi dall’assegnazione, decorsi i quali  il disegno di legge è iscritto  nel calendario dei lavori dell’Assemblea.     


La campagna per la raccolte firme è stata lanciata parallelamente alla partenza della campagna elettorale, nella convinzione che le due iniziative avrebbero potuto in parallelo meglio diffondere i contenuti politici e principi comuni: purtroppo molto di rado i candidati, che pure avevano condiviso i contenuti delle tre LIP, hanno ritenuto  di affrontare questo argomento e l’attenzione mediatica è stata scarsissima nonostante la rilevanza strategica delle tre questioni. Evidentemente il discutere di riforme autentiche ed esiziali per l'identità della nostra democrazia non era strategico per la campagna elettorale, contesto in cui abbiamo preso lezioni di gestione del potere piuttosto che partecipare alla condivisione di progetti politici.      
Ora che i cittadini toccano con mano il deficit di rappresentanza prodotto dal Rosatellum e che l’elettorato ha un parlamento dove difficilmente si riconosce se non attraverso un atto di fiducia che va ben oltre il mandato attribuito con il voto personale, possiamo decidere di riaprire la discussione sulla democrazia italiana a partire dalla legge elettorale. 

Il voto referendario del 4 dicembre 2016 ha bloccato lo stravolgimento della Costituzione italiana, che rimane purtroppo ed evidentemente sotto attacco, principalmente a causa delle manovre politiche dirette ad indebolire il Parlamento quale chiave di volta del nostro sistema istituzionale e renderlo un maggiordomo servizievole del Governo.     
Non serve essere giuristi per capire che la legge elettorale è lo strumento con cui si garantisce la qualità del Parlamento e la qualità delle politiche che da questo promanino; oppure che è lo strumento che assicura ai capi partito e alle segreterie le decisioni su chi sia da eleggere e chi no, suprema beffa ai paladini della sovranità popolare.
La seconda opzione è quella con cui ci siamo scontrati nell’ultima tornata elettorale, scoprendo al termine degli scrutini processi produttivi che potevamo immaginare ma non verificare visto che le etichettature a beneficio dei consumatori/elettori erano opportunamente insufficienti.
Il rischio che corriamo ora è che l’impulso maggioritario sia rafforzato con poche e semplici modifiche al Rosatellum, portando alla definizione di un bipolarismo non solo incapace di esprimere la volontà degli elettori ma anche in fieri produttivo di nefandezze riformiste, anche della stessa Costituzione, alle quali sarà molto difficile opporsi.      

 Il Coordinamento per la democrazia costituzionale ha scritto una proposta di legge elettorale che garantisce ai cittadini la scelta dei parlamentari e si caratterizza per un impianto proporzionale, escludendo premi di maggioranza e altre alterazioni della pari dignità del voto dei cittadini.
Qualche spunto del testo depositato in Cassazione: I collegi uninominali rimangono gli stessi per la Camera e il Senato. La scelta degli eletti nei collegi uninominali, con la nostra proposta, avverrà su base proporzionale - nell’ambito della circoscrizione - come avveniva con la vecchia legge del Senato o se si preferisce con il meccanismo elettorale delle Province.
 La proposta introduce due voti distinti per uninominale e per la lista proporzionale, nella quale viene prevista la doppia preferenza di genere da esprimere su un numero di candidati pari a quelli da eleggere in modo da evitare la migrazione dei seggi in altre aree territoriali. Vengono introdotte altre modifiche come l’eliminazione delle liste civetta che oggi tra l’1 e il 3 % portano voti al partito maggiore senza eleggere parlamentari.       
           
Inoltre, il Coordinamento per la democrazia costituzionale  sostiene la LIP che riguarda la modifica agliarticoli 81, 97, 117 e 119 della Costituzione, più semplicemente il "pareggio di bilancio", con il fine di salvaguardare i diritti fondamentali della persona.
Si tratta evidentemente di una modifica costituzionale, ma non di un attacco ai principi della Costituzione, perché la LIP punta a ripristinare i contenuti dell’art.81 quali erano prima della modifica operata dal governo Monti nel 2012 in risposta alle pressioni  di Unione Europea e mercati finanziari che chiedevano politiche di austerità in cambio del rifinanziamento del debito pubblico italiano.
Amministratori e cittadini  misurano costantemente, anche nei più piccoli Comuni, quanto drammaticamente il vincolo del pareggio di bilancio condizioni tutte le politiche e la stessa capacità di governo.

Infine, i cittadini possono votare la LIP per  ottenere una scuola in sintonia con la Costituzione, plurale, laica, ed inclusiva, finalizzata alla valorizzazione della persona, alla rimozione degli ostacoli economici, sociali, culturali e di genere che limitano libertà e uguaglianza. Finanziata con quel 6% del PIL che è semplicemente la media europea  dell’investimento sull’istruzione dei futuri cittadini.

martedì 3 aprile 2018

Sacchetti biodegradabili al supermercato


L'imposizione della borsa da parte del PD non trova giustificazione


di Marilisa Bombi

Talmente arrogante da auto-rottamarsi. L’epilogo della storia del già Presidente del Consiglio dei ministri l’ha scritto il Consiglio di Stato, Commissione speciale, nel rispondere il 29 marzo scorso ad un quesito del Ministero della salute, a proposito delle contestatissime sportine biodegradabili che, dall’inizio di quest’anno, obbligatoriamente, avrebbero dovuto essere utilizzate nei negozi e nei supermercati, per riporre i generi alimentari acquistati. 

mercoledì 21 marzo 2018

Gorizia e la mozione antifascista approvata in consiglio comunale.

La stampa oggi pone il focus sulle maggiori difficoltà a "manifestare" di Casapound e Decima Mas in seguito all'approvazione della mozione presentata da PD e Forum Gorizia: interpretazione restrittiva di un atto ben più importante.


di Martina Luciani

Certo, le cerimonie e le comparse pubbliche dei due "soggetti", richiamati nel titolo de Il Piccolo - cronaca di Gorizia, sono un dolore ancor più che un dispiacere per chiunque a Gorizia sia memore di quale sia il pedigree e l'ispirazione che guida costoro a bordeggiare un po' troppo vicini alla memoria storica italiana e ai fondamentali della Repubblica italiana democratica e antifascista.

Ma il senso della mozione per me è soprattutto un'altro: Gorizia lucida e rimette in bella vista la medaglia al valore per la Resistenza, che in effetti, e nonostante sia di oro incorruttibile, pareva parecchio ossidata negli ultimi tempi.
Gorizia ricollega il momento contemporaneo alle sue tragedie novecentesche, alla sua sofferenza, alla sua tenacia per la liberazione dal fascismo e dal nazismo: non è cosa da poco, avere un passato come il nostro, soprattutto quando si crede nella pace e nell'operare condiviso in una terra che è attraversata da un confine nazionale assolutamente innaturale in termini geografici e storici.

Quando si è votata la mozione antifascista si è ripigliato in consiglio comunale quel passato e si è compiuto un ulteriore passaggio dell'elaborazione che, stando a quel che si è sentito, è tutt'altro che conclusa. Che sia stato un voto trasversale spiega bene l'importanza della mozione, e chi si è sottratto l'ha fatto assumendosi una ben triste responsabilità, malcelata da instabili equilibrismi dialettici e storici.
Non si va avanti dimenticando o archiviando a casaccio , come ripetutamente suggerito, si va invece avanti davvero solo mettendo in ordine tutti i tasselli della memoria, senza concessioni a quell'immaginario oscuro e greve di rancori che si nasconde nella parola Patria pronunciata  con accento tribale e guerresco. La parola Patria qui risuona con l'accento della nostra parlata goriziana, che traccia e descrive non solo una complessa etimologia, una smisurata genealogia biologica e culturale ma anche una mappa che certifica la nostra appartenenza ai luoghi ed a tutte le relative tragedie. Patria non è un possesso, un dominio, è innanzitutto un'appartenenza; e poi, in uno spazio temporale definito, è una Carta Costituzionale. Quindi non solo un'unione di amorosi sensi, ma un rapporto giuridicamente strutturato da una Legge che è insieme atto creativo e contratto perennemente vigente.
Cittadino è chi riconosce il sovrapporsi armonioso del senso di appartenenza e dell'organizzazione di principi costituzionali. Gorizia è una città antifascista. Perchè la nostra Costituzione è antifascista, ma non solo per questo: i cittadini goriziani hanno lottato per liberarsi dal fascismo e conquistare libertà e democrazia.
Non possiamo pensare alla soluzione dei problemi contingenti e ad un progetto futuro se non passando attraverso un consiglio comunale come quello del 19 marzo 2018. Certo, piacerebbe che antifascista fosse un aggettivo antiquato, un fossile storico, culturale e politico: non lo è, nè in Italia, nè in Europa. Quindi  pronunciamolo ed anzi passiamoci sopra un evidenziatore dal colore squillante. Quello è il confine, e non si rilasciano documenti di transito.





giovedì 15 marzo 2018

Il sindaco di Gorizia porta a casa da Roma 14 cravatte Damiano Presta, dono di Berlusconi. Adesso che lo so, mi nascono speranze nuove.



Un punto fermo politico ce l’abbiamo: Berlusconi tradisce il marchio napoletano Marinella, sofisticato produttore di cravatte, per il calabrese Damiano Presta. E ne fa dono al sindaco di Gorizia che dichiara: "Mi sono ripagato il viaggio".


di Martina Luciani


Entrambi gli stilisti creano cravatte artigianali, preziose e molto costose. Che si riconoscono indossate dagli uomini famosi in tutto il mondo.
Dopo aver a lungo e generosamente praticato l’omaggio di esemplari Marinella, ora abbiamo nuova conferma che l’inossidabile Silvio nazionale ha abbandonato la storica maison napoletana e dona confezioni multiple di cravatte Damiano Presta.
Il sindaco di Gorizia si merita, nel cuore della cronaca politica odierna, un intero riquadro che ci rassicura ( oltre che sul senso pratico del nostro primo cittadino, ben consapevole del valore economico del presente ricevuto) sull’attesa e finalmente inevitabile evoluzione del suo anonimo e piuttosto informe stile. Ne ha ricevute in regalo ben 14, di cravatte, notizia che per un verso esprime (ahimè) dettagli sostanziali sul livello dell’informazione politica e per l’altro verso prefigura la necessità di controllare se, nel futuro, all’uso alternato di  così numerose cravatte prestigiose si assocerà un diverso garbo nella scelta degli abiti indossati. Non che sia facilissimo, vista la taglia necessaria, e visto che colui che pare incaricato di fare da arbiter elegantiàrum in Giunta ha una personalità, diciamo così, parecchio eccentrica.
Ci aspettiamo ora un incontro urgente, ai vertici dell’amministrazione comunale di Gorizia, per un confronto sull’ opportunità di un protocollo cravatte: se quando ti regalano un deodorante per le ascelle, il sospetto angosciante è che ci sia un fastidio olfattivo da risolvere, forse l’indicazione politica di Berlusconi comprende anche un nuovo e condiviso aplomb dei rappresentanti politici sul territorio. Il toto cravatte è cominciato, e ci alleggerirà pena e sconforto di questi tempi tanto cupi. Magari ne saranno coinvolti, in questo slancio di eleganza maschile, anche i neonati presìdi di Casapound in consiglio comunale, che potrebbero decidere di riformare e ingentilire la loro lugubre ed eloquente divisa di rappresentanza tra il pubblico nella sala consiliare.

lunedì 12 marzo 2018

CI SONO COSE CHE NON SI VENDONO. PROTESTA A VILLA LASCIAC IN VISTA DELLA MESSA ALL'ASTA.

Cittadini sloveni e italiani si sono riuniti oggi pomeriggio a Villa Lasciac, poco lontana dal valico del Rafut, per protestare contro l'ipotesi di mettere all'asta immobile e parco da parte della pubblica amminsitrazione di Nova Gorica.


di Martina Luciani

Un bene culturale di grandissimo significato che dovrebbe restare in quanto tale a disposizione della collettività: questa la ragione della manifestazione, cui hanno partecipato anche molti Goriziani  assieme ai numerosissimi Novogoričani.
 L'iniziativa anticipa il consiglio comunale di Nova Gorica di giovedì prossimo, nel corso del quale si discuterà la messa all'asta della Villa, opera dell'architetto nato nel Borgo San Rocco nel 1856 e morto a Il Cairo nel 1946 ( a proposito, il Comune di Gorizia aveva stabilito la traslazione della salma dal cimitero egiziano al nostro cimitero centrale, che fine ha fatto questo progetto?)

Visto l'interesse comune nei confronti della figura di Antonio Lasciac, della villa e del giardino ricco di esemplari botanici,  forse una cordata che attraverso il GECT si agganci agli opportuni finanziamenti europei potrebbe garantire il restauro del complesso e la sua destinazione e mantenimento alla fruizione pubblica. Quella fruizione ben rappresentata dal gesto dei cittadini che si sono presi per mano ed hanno circondato la Villa, simbolicamente a difenderne la conservazione e la destinazione futura, significativa anche nella prospettiva dello sviluppo del turismo culturale e storico delle nostre aree transfrontaliere.


mercoledì 28 febbraio 2018

Chiusura della tenda al Contavalle, in pieno inverno: torna in primo piano il ruolo dei volontari nell'accoglienza goriziana.

Nelle strategie di gestione dei profughi a Gorizia, di certo c'è solo il volontariato. Affiancandosi a Caritas, i volontari eviteranno che qualche migrante resti a godersi il gelo invernale, obiettivo evidentemente considerato trascurabile dal Comune di Gorizia, che di un piano emergenza freddo non ha mai sentito il bisogno.



di Martina Luciani

Daranno da mangiare e gestiranno l'accoglienza minima che può essere offerta nella sede di Caritas, in piazza San Francesco: i volontari, coloro che variamente derisi, sbeffeggiati e accusati, dal 2014 si alternano nelle fasi ordinarie e in quelle acute della prima assistenza ai profughi.

Oggi le notizie si sono rincorse: la tenda chiude, no non chiude, e invece si, chiude. Ciò che si attendeva in extremis non era altro che una ordinanza del sindaco con la quale, in deroga alle norme vigenti sulle strutture temporanee e in considerazione dei rigori climatici, disponesse la prosecuzione del servizio di accoglienza, peraltro interamente a carico della Diocesi con le strutture fornite da Medici senza Frontiere. Un meccanismo semplice, analogo a quello di deroga all'orario massimo di riscaldamento nelle case.
Non è accaduto.  E' trapelato soltanto che un qualcosa di simile ad un ripensamento fosse scivolato fuori da sotto il portone del Comune, ma non sufficientemente forte, chiaro e strutturato da definire ruoli e responsabilità nel proseguire l'accoglienza nella tensostruttura del Contavalle. Quindi si sgombera.

Stasera sappiamo per certo che, visto il trasferimento odierno di poco meno di una ventina di richiedenti asilo in altre sedi, il gruppo delle persone cui trovare riparo è abbastanza piccolo. Queste sono gli ultimi degli ultimi nella graduatoria burocratica, essenzialmente cioè coloro che hanno perso per i più vari motivi, il diritto all'accoglienza; non hanno tuttavia perso il diritto a veder esaminata la loro domanda di asilo dalla commissione territoriale di Gorizia nella quale la richiesta è incardinata.

Ma certamente domani altri giungeranno, e c'è già il preallarme per allargare la rete dell'emergenza, accogliendo nelle sedi dei partiti e delle associazioni, e facendo conto anche sulla disponibilità di privati cittadini:  perchè non è il clima rigido a fermare le migrazioni, nè il deterrente di essere rispediti nel paese di prima accoglienza, e nemmeno che Caritas non abbia più un centimetro quadrato da offrire.

A questo link il comunicato emesso oggi dalla Prefettura sulla riunione periodica mensile del Tavolo Provinciale dell'Accoglienza dei Richiedenti Asilo. Non una parola sulla questione dell'emergenza freddo nè sulla responsabilità per i migranti senza accoglienza: tanto ci pensa il volontariato.

martedì 27 febbraio 2018

Muscoli, a questa amministrazione comunale piace mostrare i muscoli. Ai cittadini, agli scolari, ai profughi.

Il mito del torace gonfiato da anabolizzanti, nel buon governo di una comunità, ci sta come i cavoli a merenda: spiacevole. Dalle biomasse all'impianto di trammento rifiuti speciali di Piedimonte, dalla gestione dell'accoglienza migranti alla scuola Perco di Lucinico, arrivando a domani, con chiusura della tenda al Contavalle per la prima accoglienza dei profughi durante l'inverno. 


di Martina Luciani

Per non parlare di Decima Mas ricevuta ufficialmente nella Casa comunale e dell'ANPI che si voleva silenziare durante la cerimonia dinnanzi al monumento ai deportati nei lager nazifascisti. O della galleria Bombi, o della fontanella sigillata, o del parco della Valletta chiuso.....Non faccio altro che verificare l'abisso insormontabile tra amministrati a amministratori. Il disprezzo, nemmeno celato, per l'aspettativa a tutele e garanzie di una cospicua serie di quelli che chiamiamo diritti fondamentali: non è colpa di noi cittadini, che partecipare vorremmo, e proposte e cose da dire non ci mancano, eccome, ma siamo tenuti alla larga da amministratori che sembrano dei bodyguard messi a protezione del potere costituito nella sua battaglia contro la democrazia.

L'esperienza del comitato NoBiomasseGO già aveva fornito elementi sull'approccio "muscoloso" dell'operato dell'istituzione rappresentativa dei cittadini.  Quanto importi dei cittadini, lo si verifica anche nel parere del Comune di Gorizia,  alla recente conferenza di servizi relativa alla variazione del progetto della centrale a biomasse sud. Non una parola, infatti, che rappresentasse il dissenso, ampiamente motivato, e i pacchi di istanze dei cittadini sul tristemente noto Three shades of green: certo non sono argomenti tecnici,  ma costituiscono un punto focale e non irrilevante dell'opinione pubblica cittadina e degli interessi collettivi. In tutta la vicenda NoBiomasseGo, i cittadini sono stati bistrattati, sfidati, provocati e denigrati: muscoli! C'erano altri modi per gestire l'annosa vicenda, ne sono convinta, e molto più civili. Costituzionalmente corretti, direi.

Poi la questione dell'impianto che a Piedimonte, tra le abitazioni, trita rifiuti all'aria aperta, diffondendo nell'aria attorno sostanze che non si sa bene cosa siano. In consiglio comunale, l'assessore competente a rispondere sulla questione ha sminuito il fatto lamentato dai cittadini. Cosa volete che sia! Ed ha riferito che l'azienda SUBISCE numerosi controlli da parte dell'ARPA. Questo verbo è un capolavoro comunicativo, esibizione anche questa di muscoli: esprime esattamente la percezione dell'irrilevanza della posizione e dei diritti dei cittadini ( che subiscono, loro si, un inquinamento, tra l'altro a quanto pare reiterato), sottomessa rispetto la considerazione di una azienda il cui correttamento funzionamento è garantito proprio dai controlli sulle attività svolte. Ma secondo i nostri amministratori, è l'azienda a subire quanto prescritto dalla legge. Poverina! I cittadini inalino e non si preoccupino.

Muscolosissima anche l'ordinanza che stabilisce la chiusura sine die della scuola elementare Perco, che a me risuona come un " adesso vediamo come ve la cavate" invece che un " dobbiamo intervenire ancora, ci dispiace tanto, abbiamo pasticciato proprio tanto": un modo per far valere la propria forza istituzionale, scaricando le proprie responsabilità ( anche sull'ASL) con un gesto infastidito e plateale. I muscoli bisognava mostrarli prima, facendo puntigliosamente tutto il necessario, fosse stato anche "impopolare", per controllare qualità e quantità dei lavori di bonifica e per assicurare sicurezza e salubrità degli ambienti, agli alunni e alle persone che nella scuola ci lavorano.

Infine migranti e gestione dell'accoglienza ( tralascio,come annunciato, Decima Mas e tentativo di censura all'ANPI, rimandando anche in questo caso alla lettura degli articoli sul blog del Forum Gorizia): fino a stasera risultano falliti tutti i tentativi per evitare che, in piena e severa emergenza freddo, domani chiuda la tensostruttura che assicura un minimo rifugio ai profughi che si trovano a Gorizia.
Il Comune nuovamente mostra i muscoli: si deve chiudere. Senza alternative. Avremo profughi assiderati? Affari loro. Noi stiamo al caldo, abbiamo anche aumentato le ore concesse per il riscaldamento, che volete di più?
Le trattative per trovare una soluzione tra i vari soggetti istituzionali, con attenzione da parte della sola Prefettura anche alle richieste del volontariato, sono state come un minuetto: si sono concluse con un algido inchino.
Non arretrare dalle proprie posizioni preconcette nemmeno di fronte alle criticità conclamate, al pericolo per la salute e per l'esistenza, e non dubitare mai di avere saldamente ragione è la sola strategia che si intravvede in questa amministrazione, che non deve dimostrare di ascoltare, confrontarsi, riconoscere i propri errori ed essere rispettosa e attenta alla vita degli esseri umani, semplicemente perchè non ce le ha, queste caratteristiche, nel suo DNA politico e culturale. 
Ma se un giorno terminassero le scorte di anabolizzanti cosa accadrebbe?




venerdì 23 febbraio 2018

DEVASTAZIONE DEL VERDE ORNAMENTALE IN MOSTRA AL PARCO CORONINI. NON SERVE PAGARE IL BIGLIETTO, SI VEDE GRATIS.

Molto difficile commentare lo spettacolo che aggredisce chi passi in viale XX Settembre. Si resta senza fiato davanti  alla devastazione dell'area del parco di Villa Coronini che si affaccia sulla strada.


di Martina Luciani

Cosa spinge a progettare un intervento di manutenzione che altera completamente un paesaggio, lo svilisce, lo deforma, gli toglie complessità, bellezza, storia, identità?
Grande è la sofferenza quando il maltempo stronca gli esemplari arborei, e ci vuol tempo, molto tempo, per abituarsi al vuoto, all'assenza di forme e colori che non erano solo decorativi, ma significanti.
In questo caso è un intervento voluto attuato da chi dovrebbe custodire e salvaguardare un luogo che giustamente è considerato uno dei gioielli della nostra città: quindi non c'è possibile rassegnazione o consolazione. Uno schifo, un'operazione vergognosa, mi verrebbe dire manifestazione di violenza verso la grazia e la bellezza, che tocca subire, ma non certo in silenzio. 



Questa non è cura del verde, nè tantomeno è cura di un giardino storico, è un brutale disboscamento

Riporto dalla cosiddetta Carta di Firenze, la Bibbia italiana della conservazione dei giardini storici, alcuni passi. Poi ognuno valuti se il parco di Villa Coronini meritava questo trattamento.

"...(il giardino storico)  in quante artefatto materiale, è un'opera d'arte e come tale, bene culturale, risorsa architettonica e ambientale, patrimonio dell'intera collettività che ne fruisce.
Il giardino, al pari di ogni altra risorsa, costituisce un unicum, limitato, peribile, irripetibile, ha un proprio processo di sviluppo, una propria storia (nascita, crescita, mutazione, degrado) che riflette le società e le culture che lo hanno ideato, costruito, usato o che, comunque, sono entrate in relazione con esso."
"...l'intervento di restauro dovrà rispettare il complessivo processo storico del giardino, poiché tale processo materializza l'evoluzione della struttura e delle configurazioni via via assunte nel tempo.
Pertanto ogni operazione che tendesse a privilegiare una singola fase assunta in un certo periodo storico e a ricrearla ex novo, a spese delle fasi successive, comporterebbe una sottrazione di risorse e risulterebbe riduttiva e decisamente antistorica.
L'intervento perciò dovrà identificarsi con un intervento di conservazione, e tale obiettivo dovrà essere conseguito e garantito nel tempo attraverso un processo di continua, programmata, tempestiva manutenzione."

"Per tutelare e conservare bisogna conoscere.
L'indagine diretta (unita alla schedatura, al vincolo e - ove necessario - ad un idoneo reimpiego) ancora oggi appare l'esigenza preliminare di ogni intervento.
Il giardino va analiticamente studiato in tutte le sue componenti (architettoniche, vegetali, idriche, geologiche, topografiche, ambientali, ecc.) e attraverso documenti e fonti storiche e letterarie, e attraverso rilievi, topografici e catastali antichi, nonché ogni altra fonte iconografica, attraverso la fotointerpretazione e - ove necessario - attraverso l'indagine archeologica diretta. Tale studio analitico e comparato implica il necessario concorso di molte specifiche discipline."

Se volete leggere il resto ( tanto per valutare come stiamo trattando i giardini storici dalle nostre parti, ): http://www.beap.beniculturali.it/opencms/opencms/BASAE/sito-BASAE/mp/Uffici-musei-e-monumenti/Giardini-e-parchi-storici/Carta19903.html?id=8339&pagename=8339

mercoledì 21 febbraio 2018

MEDICI SENZA FRONTIERE, MIGRANTI A GORIZIA. Appello alle istituzioni in vista della chiusura della tenda a Sant'Anna.

Oggi la notizia della chiusura, ben prima che il clima volga a standard primaverili ed anzi in vista di temperature molto rigide, della tenda allestita nell'area del Contavalle, a Sant'Anna. La nota di MSF, intervenuto nuovamente a Gorizia dopo aver già affrontato la forte criticità dell'inverno 2015.


di Martina Luciani

In merito alla chiusura della tensostruttura, messa a disposizione da Medici Senza Frontiere alla e collocata presso gli spazi del Contavalle - che offre un riparo a migranti e richiedenti asilo durante il periodo invernale - Tommaso Fabbri, responsabile dei programmi di MSF in Italia, dichiara:

Con questa decisione, dozzine di persone corrono il serio pericolo di rimanere senza riparo in pieno inverno. Medici Senza Frontiere chiede alle autorità di allestire, prima dello smantellamento della struttura, una soluzione sostenibile per evitare il soggiorno in strada”.
  
Tutto qua il comunicato di MSF, perchè tanto è inutile girarci intorno. Il tendone deve essere smantellato entro la scadenza dei tre mesi, calcolo che non scatta dall'inizio dell'accoglienza, ma dall'apertura dei lavori per l'installazione. E persino il termine ricomprende le operazioni di smantellamento. Che tutto il freddo della Siberia stia per essere ricapitato anche qui da noi, è irrilevante. Chi confidava di arrivare a metà marzo, si illudeva.  

Può una comunità civile accettare che non venga dato un riparo in piena emergenza freddo a persone che non hanno un posto dove rifugiarsi?
Se la comunità civile è in grado di affrontare una simile responsabilità, se è disposta a lasciare esseri umani per strada nelle condizioni che non riserveremmo al cane o al gatto di casa, direi che non ha senso nemmeno discutere sulle motivazioni o su quale ne sia l'imprinting ideologico o culturale. Farei solo notare che, nella scenografia pre elettorale, mostrare i muscoli, vantare intransigenza e poi trovarsi con migranti assiderati e bisognosi di cure (se non peggio) non è una grande trovata.

Se invece la comunità civile pensa che l'accoglienza in emergenza climatica sia il minimo da fare, se non per ragioni umanitarie almeno per avere la coscienza a posto, di fronte allo specchio e di fronte al mondo, faccia sentire un coro squillante di voci e di sollecitazioni, che una soluzione va trovata al più presto. I volontari dell'accoglienza ci sono sempre, ma non hanno la bacchetta magica e serve una iniziativa congiunta a partire dall'Amministrazione comunale di Gorizia.

venerdì 16 febbraio 2018

Per una rilettura dei numeri della gestione migranti a Gorizia: non sono semplici cifre, sono persone.


La nota inviata alla stampa il 15 febbraio 2018: i volontari che fanno riferimento al gruppo informale Gorizia Solidale e all’associazione Insieme con Voi esprimono perplessità sulle modalità con cui viene descritta e “rendicontata” la situazione dei migranti a Gorizia: la crisi umanitaria è uguale che riguardi una o cento persone,  non va disgiunta dal calcolo numerico nella gestione dell' afflusso di profughi.  



 (Nella foto, il frontespizio del rapporto pubblicato da Amnesty International nel 2012 sulla situazione delle Federally Administered Tribal Areas in Pakistan)

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Mentre si enumerano le iniziative dirette a scoraggiare l’arrivo dei profughi in città si evita di guardare in faccia la realtà: la gestione pubblica delle presenze è assolutamente insufficiente perché stabilire a tavolino una strategia e degli obiettivi risulta sistematicamente disconnesso dallo svolgersi degli eventi nella vita reale. Se i progetti annunciati siano potenzialmente in grado di produrre i risultati attesi, in particolare l'effetto deterrenza che dovrebbe modificare  dinamiche di proporzioni enormi, questo non riusciremo a verificarlo stanotte e nemmeno nelle prossime notti dell’inverno 2018, quando ci saranno decine e decine di persone che non avranno un testo sulla testa se non attraverso l'operato del volontariato locale.

Visto che si parla di numeri e di percentuali, questi sono i numeri con cui  i volontari si trovano quotidianamente a confrontarsi: la tenda che dà accoglienza a 60 persone, non è una struttura governativa, e il risultato di un’operazione congiunta di Diocesi e Medici senza Frontiere, che è stata opportunamente tollerata da chi ha disposto la chiusura di Galleria Bombi senza individuare alcuna alternativa ; ed oltre a questa struttura si contano fino a 70/80 persone che per giorni e giorni sono affidate esclusivamente all’iniziativa del volontariato, sia tramite la disponibilità della sede Caritas di Piazza San Francesco, sia di quella di sedi di partiti e associazioni. I periodici trasferimenti disposti dalla Prefettura alleggeriscono  momentaneamente la situazione dell'accoglienza che strutturalmente rimane concepita solo in termini emergenziali.
 Il fatto che ci siano esseri umani la cui dignità e sicurezza personale non hanno considerazione non è un problema di destra o di sinistra,  non è una questione da ascrivere semplicemente al potenziamento della gestione dell’Unità Dublino e nemmeno un inevitabile danno collaterale delle politiche di asilo europee o nazionali: è una violazione dei diritti fondamentali dell’uomo e del rispetto delle regole fondamentali delle relazioni umane, che investe ogni cittadino, che riguarda tutta la comunità. "

Gorizia Solidale -  Associazione Insieme con Voi