venerdì 30 gennaio 2015

Fucile appresso sempre e comunque! La corte costituzionale dice no



Dichiarata incostituzionale la disposizione della legge regionale del FVG che consentiva: "L’attività di recupero è svolta con l’utilizzo dell’arma da parte del recuperatore abilitato, nel rispetto dell’articolo 13 della legge n. 157/1992, ogni giorno della stagione venatoria compreso i martedì e venerdì, senza limiti di orario e fino a due giorni dopo la chiusura della stagione venatoria nell’intero territorio regionale"


di Marilisa Bombi

Li chiamano emendamenti d’aula. Alcune volte la manina inserisce, proprio l’ultimo momento, quella norma che in Commissione non sarebbe passata mai. E’ successo questo con l’articolo 18 della legge regionale comunitaria del 2012 che è andata a modificare, su iniziativa dei due relatori (allora di maggioranza) Piccin e Marin la legge 6/2008 dal roboante titolo: Disposizioni per la programmazione faunistica e per l'esercizio dell'attività venatoria. Ma la Corte costituzionale l’ha stoppata su ricorso della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

martedì 27 gennaio 2015

Un orto botanico al parco Basaglia? Bello e possibile.



Tra natura e passione: proposte pratiche per valorizzare la peculiarità di un luogo.La riuscita collaborazione tra il ŠENT sloveno (Slovensko združenje za duševno zdravje, Associazione slovena di salute mentale) e il CSM (Centro di salute mentale) e le prospettive di sviluppo di un'agricoltura sostenibile transfrontaliera.

di Thomas Scholz

Tempo fa ho avuto l’occasione di descrivere tramite questo sito la mia esperienza di volontariato nell’ambito dei così detti ‘orti sociali’ al Parco Basaglia (link). Avevo concluso l’esposizione con un auspicio in forma di domanda: Sarà possibile creare al centro del parco Basaglia un piccolo orto botanico? La proposta di organizzare a proposito una conferenza rivolta al pubblico, sia per promuovere una partecipazione attiva, sia per coinvolgere enti ed istituzioni che operano nel campo dell’agricoltura e dell’ambiente, non è stata accolta dai responsabili con molto entusiasmo e chissà se e quando si farà.
Già in settembre era stato pubblicato un simpatico articolo sul periodico del comune di Šempeter con il significativo titolo Vrtiček ne pozna meja, l’orticello senza confini. L’articolo parla della riuscita collaborazione tra il ŠENT sloveno (Slovensko združenje za duševno zdravje, Associazione slovena di salute mentale) e il CSM (Centro di salute mentale) italiano e conclude con l’augurio che questo progetto possa continuare. Invitando personaggi che operano nel campo a relazionarsi su argomenti che riguardano l’orticultura, la conferenza avrebbe avuto lo scopo di sviluppare e migliorare questo progetto di orto comune. Vorrei esporre solo alcune idee raccolte assieme agli utenti e operatori del ŠENT ed a tutti quelli che vi hanno partecipato.


Salvaguardare la biodiversità, compito comune


Punto di partenza per la concezione dell’orto era l’idea di realizzare un centro che si occupasse della salvaguardia di antiche varietà di ortaggi. Ci sono già realtà operanti in questo campo e il parco Basaglia sarebbe un luogo ideale come punto di riferimento. Il compito di selezionare e migliorare le sementi, in tempi passati era in mano a numerosi contadini e ortolani che assicuravano la vitalità del vasto patrimonio agricolo acquisito nei millenni.

domenica 25 gennaio 2015

Richiedenti asilo all'ex CIE o Cara Extra Large: altra promessa mancata del Prefetto di Gorizia.

Sono trascorse due settimane dal frenetico sabato pomeriggio in cui la Prefettura di Gorizia con alcune ore di super lavoro ha sistemato una quarantina di richiedenti asilo accolti in ricoveri di fortuna. I profughi sono ancora dove sono stati inviati: in un'ala dell'ex CIE, con le modalità di accoglienza dell'annesso Cara. Precisazioni e sollecitazioni del sindaco di Gradisca Linda Tomasinsig: si chiuda il CIE e sia resa nota la finalità dei lavori di ristrutturazione ancora in corso. Caritas e volontariato sempre in barricata.


di Martina Luciani

Nessuna delle ipotesi che costituivano alternativa all'allargamento del Cara si è sviluppata in maniera positiva: mille ostacoli, palesi e non, lasciano il meccanismo di accoglienza diffusa sul territorio provinciale ancora bloccato. Mentre ulteriori complicazioni giungono dall'annunciato sciopero dei 70 dipendenti del Cara, da diversi mesi senza stipendio: il 27 febbraio. E speriamo che sia l'occasione finalmente per chiarire una volta per tutte il meccanismo che vede i lavoratori letteralmente in balia di quello che pare essere un audace gioco delle parti tra Prefettura e Connecting People, che gestisce il Centro.
Ma torniamo alla mancata promessa del Prefetto in ordine alla provvisoria sistemazione di 40(o 50 ?) persone in un'ala dell'ex CIE. Il sindaco di Gradisca, Linda Tomasinsig, aveva fin dal primo momento paventato quello che sta accadendo.Il 10 gennaio pareva che la sistemazione dei profughi dovesse durare tre, quattro giorni al massimo: dopo 15 giorni, il sindaco è del tutto legittimato a ritenere, e a scrivere, che
è "sostanzialmente in atto una forma di riconversione della struttura a CARA".

giovedì 22 gennaio 2015

OGM: le regioni chiedono interventi al Governo per vietare le coltivazioni. FVG unica regione OGM free grazie a una legge già vigente.

In attesa del recepimento nell'ordinamento nazionale della direttiva UE, recentemente approvata (con modifiche) dal parlamento europeo,servono iniziative del Governo che prolunghino l'efficacia del decreto interministeriale ormai in scadenza.Il Friuli venezia Giulia una legge ce l'ha già: basterà per evitare le semine imminenti di mais ogm?


di Martina Luciani

Chissà che per una volta,noi quassù nell'estremo lembo etc. etc., non facciamo la parte dei primi della classe. Su una questione importante come quella degli OGM.
Il Friuli Venezia Giulia, infatti, è l'unica regione italiana attrezzata adeguatamente sul piano normativo per impedire le coltivazioni di mais OGM.
La notizia esce indirettamente nel contesto della sollecitazione che le Regioni italiane stanno esprimendo affinchè la fisiologica scadenza del decreto interministeriale del 12 luglio 2013 che vieta la coltivazione di OGM sul territorio nazionale non lasci l'Italia sprovvista di tutela.
A livello europeo, pochi giorni fa è stata approvata dal parlamento europeo la modifica alla direttiva comunitaria che consente agli Stati membri di vietare in tutto o in parte la coltivazione di OGM: ma dovremo arrivare alla fine di quest'anno ( se tutto fila liscio) per veder completato l'iter procedurale di recepimento nel nostro ordinamento. La stagione delle semine però non aspetta. Quindi le regioni italiane hanno predisposto un ordine del giorno con cui impegnano il Governo a rinnovare il decreto ministeriale in scadenza o a produrne un'altro seguendo l'esempio della Francia( l'ordine del giorno su www.regioni.it).

Aggrediti giornalisti della Rai in Friuli

Il Friuli Venezia Giulia non è più un'isola felice

http://www.fogliogoriziano.com/wp-content/uploads/
cani-allevamento-abusivo.jpg

Riportiamo, per dovere di cronaca, il comunicato diffuso dall'Associazione della stampa Fvg emesso a seguito dell'aggressione subita da due giornalisti a Torsa di Pocenia, durante la realizzazione di un servizio.
Si tratta di un episodio gravissimo - si afferma - che non fa onore alle tradizioni di civiltà della terra friulana. Inaccettabile sempre il ricorso alla violenza, ma ancor più se questa viene rivolta nei confronti di chi sta svolgendo il proprio lavoro. Il sindacato dei giornalisti condanna sempre e comunque tutte le azioni volte a limitare o impedire il diritto dovere di cronaca, presidio irrinunciabile di ogni democrazia che sia degna di questo nome. Ma ecco il comunicato del Comitato di redazione della Rai Fvg:
La rappresentanza sindacale della sede RAI del Friuli Venezia Giulia condanna fermamente la violenta aggressione subita dai loro colleghi Rita Micoli e Lorenzo Cecutti impegnati nella realizzazione di un servizio sul sequestro di cuccioli in un allevamento di Torsa di Pocenia . Mentre dal marciapiedi antistante  il canile l' operatore Lorenzo Cecutti stava riprendendo le operazioni del corpo della guardia forestale, il titolare della struttura senza alcun preavviso lo ha aggredito scagliandolo a terra, colpendolo con calci e pugni e stringendogli violentemente le mani attorno al collo fino a provocargli una lesione delle corde vocali. Immediatamente ricoverato in ospedale il nostro collega ha riportato una prognosi di dieci giorni oltre ad avere la telecamera pesantemente danneggiata. La rappresentanza sindacale della sede Rai Friuli Venezia Giulia esprime tutta la vicinanza al collega ferito ed auspica che questa inaccettabile aggressione possa essere sanzionata dall'autorità giudiziaria nella maniera più esemplare a tutela non solo dell'incolumità di tutti i giornalisti impegnati nel loro lavoro ma anche del più generale diritto di cronaca.
Il comitato di redazione della TGR del Friuli Venezia Giulia

domenica 18 gennaio 2015

Serve un'antiemetico per leggere il nuovo attacco di Fabio (poco) Gentile all'assessore provinciale Ilaria Cecot.

Greve come nei suoi momenti migliori, il consigliere comunale Gentile fa uno sforzo intellettuale che potrebbe costargli un esaurimento nervoso e scrive attaccando nuovamente l'assessore provinciale al welfare Ilaria Cecot. Che risponde, mentre intanto sta verificando se ricorrano nella tirata gentilesca e nelle analoghe insinuazioni gli estremi per una querela, risultandole attribuite azioni  che per il nostro ordinamento costituiscono un reato.

Gli afghani e l’Ilariatour.
L'assessore provinciale Cecot, che fra le sue deleghe non ha quella dell'accoglienza perchè non è compito della Provincia, annuncia che a breve è previsto l'arrivo di almeno 10 profughi. Il dubbio: possiede una agenzia turistica? Effettua le prenotazioni on line dei posti liberi o resi liberi?

sabato 17 gennaio 2015

Un fascicolo datato Gorizia 1971: si intitola " Bestiario Politico", firmato da Anonimo Goriziano. La jena.

Ritrovato con piacere il "Bestiario Politico", che un Anonimo Goriziano, decisamente colto e addentro alle cose della politica e della vita, compose nel 1971. L'artista Fulvio Monai lo illustrò. Poche pagine di umorismo, oggi diremmo di garbata satira, che ricopiamo e proponiamo a cominciare da " La Jena".
Nella prefazione, firmata da PDS (che altri non può essere se non Pasquale De Simone, che fu eletto sindaco di Gorizia nel 1972, del quale abbiamo ricordato la personalità, la cultura e il ruolo politico qui), si legge: Il nostro mondo politico non sa ridere...finisce per scansare l'insidia dell'umorismo...cioò deriva indubbiamente dal vuoto che per un ventennio è stato fatto attorno ad una classe politica tanto tronfia ed enfatica da non tollerare, con lo spegnimento di qualsiasi opposizione, che si potesse mettere in dubbio la sua indefettibile perfezione. Non è avvenuto però che, con la riconquistata libertà, si siano fatti molti progressi....gli sfoghi controcorrente ci sono stati, ma per eccesso di violenza e di volgarità hanno finito per rendere un cattivo servizio ad una mordacità che per essere efficace ha bisogno di finezza, di arguzia e, quindi, di intelligenza." 


 

LA JENA

Animale politico notturno;
la luce le ferisce gli occhi
impedendo l'attenzione
acuta, la riflessione
finalizzata.

La tenebra accompagna
le sue mosse come
unica congeniale alleata.


Sotto la luna romantica
i giovani leoni della
politica
ruzzolano
beati sulle rive dello stagno,
sognando la gloria e l'onore
facendo la guerra e l'amore.

La jena gira circospetta
nei sentieri della giungla politica, pronta
ad intervenire sui
contendenti a godersi
la vittima del gioco altrui.

Jena: animale politico
taciturno.
Non attende al fine
ma alla fine dei
suoi avversari politici,
anzi degli avversari politici degli altri.

venerdì 16 gennaio 2015

Don Paolo Zuttion: è ora di cambiare marcia sulla questione richiedenti asilo

Voce Isontina pubblica oggi un'intervista a Don Paolo Zuttion, istituzione diocesana ripetutamente chiamata in causa a proposito della gestione dei richiedenti asilo. Zuttion, per tramite del periodico diocesano risponde anche alle domande del consigliere provinciale della Lega Nord Franco Zotti. Pubblichiamo un passo dell'intervista e rimandiamo alla lettura dell'intero articolo sulla versione on line di Voce Isontina.


Domanda.Il consigliere provinciale Franco Zotti, tramite la stampa locale, chiedeva notizie su un Zuttion, consigliere della cooperativa Mosaico…
Risposta.Sarebbe bastata una telefonata alla cooperativa Mosaico per ricevere subito una risposta esaustiva. E quello che ho fatto io e la risposta che ho ricevuto è la seguente: né nel consiglio di amministrazione del Mosaico né in quello delle cooperative socie del Consorzio risulta alcun Zuttion. Se Zotti è interessato alle statistiche sui cognomi, credo che il Mosaico potrà fornirgli quelli dei circa 450 soci delle varie cooperative. Magari potrà scoprire anche alcuni suoi omonimi…
 

Domanda.Perchè spetta alla Caritas l’accoglienza e gestione dei richiedenti asilo?  Non dovrebbe essere compito diretto dello Stato?
Risposta. La Caritas in una visione di sussidiarietà può mettere a disposizione la propria esperienza nell’accoglienza. Essa dispone del know-how che non possono vantare altre realtà.

mercoledì 14 gennaio 2015

Classici Contro:il Liceo di Gorizia partecipa al progetto, dedicato quest'anno a "Teatri di Guerra".



Oggi, in Provincia, verranno presentate le iniziative proposte a Gorizia nell'ambito di Classici Contro, tutt'attorno al tema "Teatri di guerra". Il primo appuntamento è previsto per il 16 gennaio, a Palazzo Attems, alle 17, con "La città alle donne: utopie in Aristofane ( Marco Bergamasco - Classico Dante Alighieri) cui seguirà, dalle 18 alle 24, la Notte nazionale del Liceo classico, nella sede dell'istituto in viale XX Settembre.  Il professor Alessio Sokol anticipa qui un'inquadratura di questo progetto (fantastico).

 

di Alessio Sokol

"Classici Contro è un'idea che nasce a Ca' Foscari alcuni anni fa: i padri fondatori sono due amici grecisti dell'Università veneziana, Alberto Camerotto e Filippomaria Pontani, che hanno provato a far entrare in contatto due parole che non stanno di solito insieme e che suonano un po' come un ossimoro o un paradosso, perché continuiamo a sentire i nostri Classici come un'istituzione immobile, un punto di riferimento immutabile e statico. Invece i Classici ci possono aiutare a mettere in discussione tutto, e tramite il loro sguardo critico possono contribuire a rivoluzionare la nostra visione del presente. Lo fanno sempre, ma soprattutto nei tempi difficili, per farci guardare meglio, con una prospettiva più ampia e anche più saggia, al nostro futuro, con spirito critico e costruttivo.
Da un quinquennio Classici Contro tratta di temi trasversali, a cavallo fra il mondo classico e moderno: nel 2010-11 si è parlato di Stranieri, Identità, Parole del Potere, nel 2012 della Ricchezza, nel 2013 il tema è stato la Bellezza, nel 2014 Aletheia-Nuda Veritas. Da ogni ciclo l’editore Mimesis di Udine ricava un volume di atti.
Nell'anniversario del 1915, i Classici Contro entrano nella discussione sulla guerra e sulla Grande Guerra con la loro prospettiva che viene da lontano: con Omero e Tucidide, con Virgilio e Tacito tenteranno di indagare le cause più profonde, i sentimenti e le passioni, gli effetti terribili e insostenibili della guerra nella vita degli uomini e dei popoli, i significati veri o presunti. Si parlerà di guerra mettendo a confronto le idee degli antichi e la storia contemporanea, in una costellazione di teatri lungo tutto il fronte della Prima Guerra Mondiale.

Basta insinuazioni sul volontariato dell'emergenza profughi a Gorizia.



I volontari dell'emergenza profughi, tutt'ora in atto a Gorizia, sono nauseati dai continui meschini attacchi loro rivolti.  Io sono una delle tante volontarie. Invito i novelli censori a scendere dal loro trabiccolo improvvisato nelle piazze dove si rimesta fango e a recarsi alla procura della Repubblica per esporre, secondo le forme dovute, i loro sospetti.



 di Martina Luciani



In termini tecnici si chiama coprofilia: è la predilezione morbosa a baloccarsi con le feci in un momento successivo all’evacuazione e indipendentemente dall’esserne o meno il legittimo proprietario.

E’ in  questo contesto mi viene il dubbio  si collochino i giochi che alcuni esponenti della locale politica , ahimè pure eletti nell’assemblea comunale, che qualificano in vario modo l’operato del volontariato sociale attivatosi nell’emergenza umanitaria richiedenti asilo. Sempre all’insegna della denigrazione, dell’insinuazione, del sarcasmo, (ed anche scandalosamente nei confronti della Chiesa, ovvero l'unico soggetto che sta gestendo l'emergenza). Non che i pulpiti da cui provengono le prediche abbiano una qualche legittimità: come nel caso del consigliere comunale, il cui datore di lavoro ha sancito l’attitudine al maneggio a fini di lucro personale.



Ma viene da chiedersi a chi dà tanto fastidio il variegato volontariato sociale che si è attivato da sei mesi a questa parte, introducendo l’azione privata di assistenza e soccorso sia nei confronti degli ultimi degli ultimi, cioè i richiedenti asilo politico, sia dei penultimi, cioè gli indigenti concittadini per i quali non vengono evidentemente presi i necessari provvedimenti da parte delle istituzioni comunali competenti al welfare.

La domanda è ovviamente retorica, perchè il Volontariato (quello con la lettera maiuscola che ha associato in queste settimane laici e cristiani, uomini e donne ecc. ecc.) dà evidentemente fastidio a chi ha la coda di paglia,  cioè a chi non ha saputo o voluto affrontare le problematiche del territorio secondo le specifiche competenze e ruolo.Si potrebbe andare avanti all’infinito spiegando questo e quello. Ma coloro che sono vilmente e subdolamente attaccati non hanno nulla da giustificare ad accusatori improvvisati e sensibilmente ignoranti delle problematiche e delle norme, per non parlare dei diritti fondamentali.

Una passeggiata in riva al mare per stare bene



di Marilisa Bombi

Buona Primavera! Ci siamo … quasi. Perché se anche in base al nostro calendario la Primavera inizia il 21 marzo, secondo la medicina tradizionale cinese l'inizio della Primavera coincide con il Capodanno ed entrambi cadono nel giorno della seconda luna nuova, subito dopo il solstizio d'inverno e cioè tra il 21 gennaio e il 19 febbraio. Nel 2015 il Capodanno e quindi l'inizio della Primavera si festeggia il 19 febbraio e dà l'avvio all'anno della Capra.
Secondo la Medicina Cinese la "vera" Primavera inizia quando il seme, pur "rintanato" sotto la terra fredda, comincia a nascere, proprio in analogia con la Primavera.
Quella che noi siamo abituati ad intendere per "Primavera", cioè il 21 marzo, non è il suo inizio, ma è la sua manifestazione visibile; è il seme che finalmente germoglia, ma il cui ciclo vitale era iniziato molto tempo prima.
Ecco perché è questo il momento ottimale dell'anno per prevenire e curare i disturbi classicamente legati al periodo primaverile. Ad esempio, la cura delle allergie con l'agopuntura non si fa in piena primavera, quando si manifestano i sintomi, ma all'inizio. Così come è questo il periodo ideale per la cura del fegato, oppure per disintossicarsi. E poiché la primavera è anche sinonimo di Natura che si risveglia, è molto importante che nei mesi di gennaio e febbraio si pongano le giuste basi per la cura della propria salute sia fisica che mentale.
E, a questo proposito, chi l’avrebbe mai detto che imparare il francese è una delle cinque cose che si dovrebbe fare, come stare un po’ da soli e camminare in riva al mare? Per saperne di più leggi qua.

lunedì 12 gennaio 2015

Ilaria Cecot chiede l'immediata convocazione del Tavolo immigrazione: manca una rete pubblica per l'accoglienza e la presa in carico dei profughi.




Ilaria Cecot, assessore provinciale di Gorizia, mette in fila le proposte da sviluppare e i problemi da risolvere attorno alla questione dei richiedenti asilo a Gorizia e provincia, e scrive alla presidente Serracchiani e all'assessore Torrenti, al prefetto Zappalorto e al questore Piovesana, al direttore dell'Azienda sanitaria Pilati, al sindaco di Gorizia Romoli e al sindaco di Gradisca Tomasinsig, alla Caritas, alla Croce Rossa e al Cir di Gorizia: "non è più possibile continuare ad eludere le specifiche responsabilità".








 La soluzione adottata dal Prefetto di Gorizia, vista l'emergenza che la città vive da mesi, può essere considerata di buon senso se, e solo se, come garantito, sarà assolutamente temporanea: allargare la capienza del Cara - utilizzando una parte dell’ex CIE di Gradisca d’Isonzo -non può essere una modalità normale di accoglienza coerente con lo status di richiedente asilo. Tanto più che in questi mesi sono state fornite alla Prefettura prospettive per giungere ad una soluzione diversa e strutturale.

Nella giornata di giovedì otto gennaio, personalmente ho chiamato l'Assessore regionale Torrenti per fargli presente la situazione che di lì a breve si sarebbe verificata, e cioè la decisione, presa in extremis e senza poter attivare nella contingenza alcuna alternativa immediata, di sistemare i profughi in un carcere, ma purtroppo non ho ricevuto risposte. I protocolli firmati nel mese di dicembre da soli non servono a creare un modello diverso di accoglienza, se non sono sostenuti da reali disponibilità e convinzioni che, a questo punto, mi chiedo se sussistano realmente tra i sindaci firmatari della Provincia di Gorizia

Per fronteggiare adeguatamente le problematiche legate ai richiedenti asilo è necessario, a mio avviso, un salto culturale: passare alla gestione di queste persone in una prospettiva socio-assistenziale, superare una volta per tutte la visione del problema come se fosse una questione di ordine pubblico, in una stretta collaborazione tra Questura, Prefettura, Azienda Sanitaria, Enti Locali ed Enti Gestori.

La prima accoglienza dei richiedenti asilo, questa sconosciuta. Incontro organizzato dal PD: grazie, interessante, ma siamo al punto di prima

foto di Nevio Costanzo

Oltre ad aver sentito dal sindaco di San Canzian d'Isonzo, Silvia Caruso, come si attua con semplicità, senza pesare sulla comunità e senza tante storie un bel progetto di accoglienza diffusa per i richiedenti asilo, i cittadini invitati all'incontro organizzato stasera, in Comune, dal PD di Gorizia sulla questione dei richiedenti asilo non hanno scoperto come si fa, immediatamente, a garantire il minimo di dignità ed accoglienza ai profughi giunti sul territorio e privi, a causa dei meccanismi contorti della burocrazia, di un rapporto strutturato con le istituzioni. Come si evita l'emergenza umanitaria? Come si fa la prima accoglienza? Quella cosa senza la quale i profughi bivaccano, non possono lavarsi e vengono assistiti solo dalla Caritas diocesana e dai volontari.


di Martina Luciani

Per fortuna il siparietto esilarante e surreale del segretario della locale Fiamma Tricolore ha alleggerito un incontro che non ha detto nulla di nuovo, se non che, numeri alla mano, la situazione richiede attenzione ma non è gravissima. Alla Regione è stato chiesto di  farsi carico di attuare un piano che distribuisca equamente i richiedenti asilo in tutte le province; tutti d'accordo sul fatto che l'accoglienza diffusa è l'unica alternativa alle grandi e fallimentari concentrazioni di profughi; il Ministero degli interni più di così non può fare, sollecitiamo Difesa e Demanio per far saltar fuori strutture idonee all'accoglienza; tra il pubblico l'accorato grido "lo Stato siamo noi"( tranne quando evadiamo le tasse, allora siamo altro e chissenefrega dei concittadini bisognosi e dei disoccupati).
Precisa e illuminante la relazione di Gianfranco Schiavone, ICS - Ufficio rifugiati di Trieste ( chissà che finalmente stavolta l'abbiano capito tutti, sindaco di Gorizia compreso, perchè ci arrivano i richiedenti asilo da altri paesi UE, e noi non li respingiamo immediatamente...perchè le nostre norme lo consentono!). Schiavone ha dichiarato: " I toni allarmisti e orientati ad aumentare la tensione sono fuori luogo". Fermo restando che le norme esistenti in Italia esprimono una scarsissima vocazione all'asilo e che l'attuale brusca accelerazione delle richieste , e relative difficoltà, sono  il prodotto dall'inerzia che per troppo tempo ha contraddistinto il nostro paese in materia di accoglienza.
Il prefetto Vittorio Zappalorto ha ammesso quanto temevamo: per realizzare l'accoglienza diffusa ci vuole tempo. Per quel che riguarda le critiche all'affidamento in gestione del Nazareno, ha chiarito ancora una volta che i prefetti sono autorizzati in situazioni di emergenza ad affidare tale tipo di gestione senza bando. Il nuovo bando è "quasi" pronto. Vedremo. Ha però assicurato, a proposito del Cara, che per i dipendenti della Connecting People verrà applicata la clausola di solidarietà così da farli transitare nel nuovo appalto di gestione. L'ampliamento emergenziale del Cara rientrerà a giorni. Vedremo anche questo.
Curiosa la richiesta del presidente della Provincia Enrico Gherghetta, che suggerisce una specie di Intelligence per selezionare velocemente i profughi truffaldini e terroristi; e ribadisce, giustamente, l'assurdità di un meccanismo che impiega anche oltre un anno per completare la richiesta di asilo e arrivare alla pronuncia della Commissione. L'assessore regionale Gianni Torrenti si barcamena tra energiche pressioni che gli giungono da ogni livello istituzionale, il sindaco di Gorizia cerca consensi e non soluzioni, ponendosi domande davvero poco aggiornate ( perchè non li respingiamo?) ma degne di calorosi applausi, il suo assessore Silvana Romano non ha il dono della matematica nella conta di chi c'è e da quando c'è. Basta. Il resto leggetelo sui giornali. Comunque, alla domanda "che ne facciamo dei tre nuovi richiedenti asilo giunti stasera a Gorizia", ripetuta due volte, dall'assessore provinciale Ilaria Cecot e da Alessandro Duca in rappresentanza dei volontari che hanno seguito ( e seguiranno ahimè ancora) l'emergenza è seguito un educato silenzio, gli sguardi si sono fatti vacui, i cervelli erano evidentemente scollegati. Ci riproviamo domani. Che magari i tre profughi di oggi sono troppo pochi per occuparsi di loro e indignarsi per violazione dei diritti umani e delle norme vigenti se dormono all'addiaccio, si beccano una polmonite e per di più non sanno dove fare pipì.



Fiaccolata di martedì 13 gennaio, contro il terrorismo. Partecipazione di Essere Cittadini, Forum cultura, Radicali e SEL di Gorizia.

Le adesioni alla fiaccolata di domani sera sono numerose, consapevoli e motivate. Forum Cultura: Le logiche che puntano alla criminalizzazione, all'odio e alla paura non sono altro che l'altra faccia del terrorismo che dobbiamo condannare.
Essere Cittadini: Nel segno della rivendicazione dei valori laici che sono a fondamento della nostra civiltà non dimentichiamoci le responsabilità di chi, oggi, a tutti i livelli, ha causato l'attuale situazione mondiale. Je suis Charlie, io sono un cittadino, un ebreo, un musulmano, un cristiano..."
Sel Gorizia: per escludere che la fiaccolata sia una passerella mediatica, attendiamo dal Comune un concreto impegno di accoglienza nei confronti di coloro che fuggono dal fondamentalismo e dal terrorismo e ci chiedono asilo.E sfileremo insieme ai profughi che vorranno unirsi a noi.
" Associazione radicale "Trasparenza è partecipazione": la fiaccolata si concluda alla Sinagoga, dimostrando la condanna dell'antisemitismo e di
tutte le forme di  fanatismo e di fondamentalismo religioso.




Il sindaco di Gorizia, Ettore Romoli, ha voluto organizzare una fiaccolata, domani sera, a partire dalle 18, per esprimere solidarietà al popolo francese e ribadire che " La voce delle istituzioni e della gente in difesa della libertà, contro ogni fondamentalismo deve alzarsi con fermezza ed è questo il senso della fiaccolata di domani". Adesioni e precisazioni in alcune note politiche.

domenica 11 gennaio 2015

Risposta all'emergenza profughi: iniziativa prefettizia che risolve uno specifico problema, allarma, non apre alcuna prospettiva organizzativa stabile.

Quaranta persone trasferire all'ala rossa del Cie di Gradisca d'Isonzo: solo per tre giorni, la promessa del Prefetto di Gorizia. La veglia in piazza Vittoria si è svolta comunque: l'emergenza è solo momentaneamente risolta, la Prefettura dica dove verranno accolte le persone che nei prossimi giorni si presenteranno agli uffici di Polizia per richiedere asilo politico.



di Martina Luciani

All'ultimo secondo dell'ultimo minuto utile ( cioè poco prima che i profughi, terminata la cena nella solita sala della Caritas in piazza San Francesco si disperdessero per cercare una sistemazione notturna in giro per la città) è arrivata la decisione: 40 persone al Cara allargato di Gradisca d'Isonzo, garbato tecnicismo per dire che l'ala rossa del CIE è stata aperta per sistemare queste persone.
I volontari si sono comunque ritrovati in piazza
con le candele in piazza ( anche perchè non c'era stato materialmente il tempo di informare tutti delle novità) , assieme a Ilaria Cecot, Laura Fasiolo,don Zuttion, Forum cultura, Essere Cittadini, Sel Gorizia, giornalisti e tanti altri che hanno dato concreta collaborazione, supporto economico e materiale accoglienza ai profughi.
Non riapre il CIE, dunque, ma una parte delle strutture simil carcerarie diventano una dependance del Cara. Per 3 giorni, finchè non si attiva la convenzione con un albergo di Grado e con una struttura individuata a Dolegna del Collio ( la prima soluzione più immediata della seconda).
Una sottolineatura: la risposta della Prefettura è talmente poco originale che poteva arrivare anche venti giorni fa, quando erano state evidenziate le prima difficoltà sul territorio, risparmiando a tanti profughi situazioni ed ai volontari  un Natale di guerra sulla barricata dell'assistenza e della prima accoglienza. In piazza Vittoria, il quadro della situazione è stato delineato in tutta la sua complessità e nei suoi clamorosi limiti.
foto Pierluigi Bumbaca

sabato 10 gennaio 2015

Penoso sgombero dalla Madonnina: i richiedenti asilo di nuovo per strada

Stamattina, con coperte e masserizie raccolte nei sacchi delle immondizie, i profughi, confluiti da un paio di giorni tutti quanti alla parrocchia della Madonnina, sono fuori. Dove andranno? Per quanto tempo? 


di Martina Luciani 



La città sarà stanotte il dormitorio diffuso per una quarantina di profughi. Le strutture parrocchiali tornano alle normali attività quotidiane. Momenti penosi. Sguardi smarriti, nessuna reazione contro chi ha portato l'annuncio che altro non restava da fare se non raccogliere tutto il necessario per passare la notte fuori, nelle orecchie la frase ripetuta e straripetuta: ragazzi, non vi abbandoniamo ma adesso non sappiamo dove accogliervi.
Dove non interveniva lo Stato, sono intervenuti i volontari e la Chiesa; adesso a chi tocca?



venerdì 9 gennaio 2015

Don Paolo Zuttion: se non si trova un alloggio per i profughi, passo la notte con loro in piazza Vittoria.

Alcune sistemazioni possibili per dare un tetto ai profughi ammassati sono state rintracciate nelle ultime ore sul territorio provinciale: ma spetta alla Prefettura decidere e organizzare secondo le modalità previste dalla legge. Non risulta che il sindaco Romoli stavolta si sia messo in contrasto su proposte specifiche che salvino i richiedenti asilo dal dover vagabondare come bestie notturne per la città.


di Martina Luciani

Telegramma al Prefetto, da parte di don Paolo Zuttion e dei volontari goriziani, per chiarire di chi sia ora ufficialmente ogni responsabilità per la sistemazione dei profughi privi di convenzione per l'accoglienza e privi anche della possibilità di essere nottetempo accolti al già sovraffollato dormitorio Caritas di Piazzutta. E per chiedere un intervento urgente.
Don Paolo Zuttion, direttore della Caritas, ha fatto anche di più. Ha scritto anche all'arcivescovo mons. Redaelli, descrivendo nuovamente la situazione e l'impasse logistico che lo costringerà a mettere sulla strada circa 40 persone. Ed ha annunciato in un passo della lettera la sua intenzione di prendere con sè tutti i profughi senza alloggio, portarseli in piazza Vittoria e trascorrere con loro la notte dinnanzi alla Prefettura. A testimoniare diritti e dignità umana calpestati e ignorati.
Si dovesse arrivare a questa forma estrema di "comunicazione" dell'emergenza irrisolta, ovviamente don Paolo Zuttion e i richiedenti asilo non saranno soli in piazza. Errata corrige: don Paolo non ha scritto una lettera all'arcivescovo ma una mail al vicario alla carità. Mi scuso, ho capito male. Tuttavia ritengo che su questione di tale gravità abbia riferito all'arcivescovo.

"Je suis Charlie" e vi spiego il perchè.



di Stefano Cosolo



Il popolo europeo, oggi, è un popolo senza dei valori in cui credere e per i quali lottare. l'Europa si misurua sull'economia, sul libero scambio, sulla moneta unica, ma non su valori, quegli stessi valori laici che le costituzioni ben definiscono e individuano, quali le libertà, l'uguaglianza delle persone e i diritti umani.
Anzi in nome della convenienza, dell'individualismo le persone rinunciano sempre di più ai propri diritti così trascinando interi secoli di cultura e di storia nell'oblio verso una inesorabile e ingloriosa fine.
"tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione" recita l'art. 21 della Nostra Costituzione. ma il mezzo più comune per diffondere il proprio pensiero sono i social network tramite interventi anonimi. La rinuncia  a dare un volto e un nome al proprio pensiero è un'offesa e un ripudio alla libertà, alla civiltà e alla democrazia, è l'anticamera della fine di tutti gli altri diritti, conquistati in tanti anni di lotte, guerre e tragiche vicende private e pubbliche.
Non è un caso l'obiettivo dell'attacco terroristico di Parigi, gli integralisti islamici, ma anche le lobbies economiche e politiche e tutte le mafie,  sanno benissimo che i peggiori nemici sono la scuola, la libera informazione e, in generale, la libera manifestazione del pensiero.
Non cediamo alla paura, non rinunciamo ai nostri diritti in cui crediamo e dai quali poi derivano altrettanti fondamentali doveri. Se abbiamo questa forza possiamo vivere in pace e accogliere in pace anche persone che vengono da altre culture, ma che sono persone come noi che cercano la pace e una vita dignitosa. Ma sia ben chiaro non dobbiamo arretrare di un passo e combattere a viso aperto con chi minaccia la nostra libertà, lo Stato può e deve usare la forza coercitiva quando necessita, il cittadino la forza del pensiero.
"Je suis Charlie"

Stefano Cosolo è presidente dell' Associazione Essere Cittadini Gorizia

giovedì 8 gennaio 2015

Tornano in strada i profughi? Finita la vacanza offerta dal volontariato alle istituzioni: il prefetto chiamato di nuovo in barricata.

Telegramma al Prefetto di Gorizia: da sabato notte,40 persone all'addiaccio.Che ci piaccia o no.
Si sono esaurite tutte le possibilità logistiche di sopperire alla carenza e incapacità istituzionale di affrontare coerentemente la situazione della "stabile" emergenza profughi che coinvolge la città. Ora siamo all'emergenza nell'emergenza.


di Martina Luciani

Forse questa è la penultima  notte al coperto: le strutture parrocchiali da alcuni giorni non possono più ospitare i richiedenti asilo, parcheggiati in modo più o meno avventuroso da una ventina di giorni. Si torna alle normali attività, l'accoglienza è impossibile. L'ultima a resistere è stata la parrocchia della Madonnina, dove sono confluite quasi 40 persone: ma i volontari hanno cominciato ad avvisare i profughi che sabato notte si dovranno arrangiare. Una quarantina di persone da sistemare: è questo il numero indicato nel telegramma, in partenza in queste ore, destinazione il prefetto di Gorizia. Telegramma firmato da don Paolo Zuttion, direttore della Caritas diocesana, e dall'eterogeneo gruppo dei volontari. Gente che ha tenuto duro, gente cui lo stesso Prefetto, diversi giorni fa, ha fatto arrivare il messaggio: tenete duro ancora per poco.
Sono stati fatti innumerevoli tentativi, innumerevoli proposte: ma alla fine, dal palazzo del Governo nessuna comunicazione, nessuna informazione che rassicuri sulla presa in carico delle persone che, pur dotate nella stragrande maggioranza dei documenti necessari a veder loro garantiti tutti i diritti previsti dalla legge, sono abbandonate sul territorio. Nell'indifferenza delle loro condizioni di salute: perchè se non ci importa nulla se hanno freddo e fame, se dignità e diritti sono calpestati, dovrebbe almeno importarci degli aspetti che riguardano la salute pubblica. Ne tenga conto il sindaco Romoli. Scendendo al livello minimo di considerazione della vicenda umana e giuridica dei richiedenti asilo, infine, dovrebbe  esserci una preoccupazione relativa all'ordine pubblico e alla sicurezza.

martedì 6 gennaio 2015

Richiedenti asilo: nemmeno dei minorenni ci facciamo scrupolo?

Minori richiedenti asilo che si registrano agli uffici di polizia di Gorizia e poi se ne vanno in giro senza meta, accolti la sera dai volontari della Caritas per puro caso: ma fin dove riusciremo a spingerci nell'ignorare i problemi della gestione delle richieste di asilo? Mentre la situazione, per tutti i profughi, invece di risolversi, rischia di riportare moltissimi di loro alla condizione più degradante e pericolosa possibile: sotto i cespugli all'addiaccio, d'inverno.


di Martina Luciani

Adesso contiamo solo sulla benevolenze delle parrocchie: ma per poche ore ancora, perché poi i ricoveri di fortuna offerti per dare riparo ai profughi dovranno essere ripuliti con cura e restituiti alle loro funzioni normali, ai ritmi delle attività degli oratori. Quindi il conto alla rovescia è cominciato: a quando li ributtiamo a dormire fuori, questo temibile esercito invasore composto da... una quarantina di persone, variamente esauste e confuse, sfinite, febbricitanti per tutto il freddo patito?
Nel frattempo, mentre si fanno complesse mosse nel gioco dello scaribarile istituzionale, siamo ad aggiungere alla lista dei problemi esistenti anche quello dei minorenni. Dichiaratisi con la loro età anagrafica al primo accesso alla Polizia italiana (lo precisiamo perché alcuni pur essendo evidentemente dei ragazzini si registrano come maggiorenni), giovanissimi senza bisogno di alcuna verifica che non sia quella di guardarne i volti e la corporatura: i volontari che distribuiscono i pasti nella sala della Caritas ne hanno accolto due. Avvisate immediatamente le forze dell'ordine, è cominciata l'attesa. Una lunga attesa. Soltanto la faccia tosta di chi ha scomodato con una telefonata la vice prefetto, lamentando l'inosservanza di procedure specifiche e rammentando le responsabilità istituzionali in ordine alla presenza sul territorio di minori non accompagnati. Il problema è stato risolto: i volontari hanno preso a bordo delle proprie macchine i ragazzi e li hanno accompagnati alla caserma Massarelli, che non c'era proprio modo di farli venire a prendere con urgenza.
Là si auspica, che tra i canonici intralci burocratici e i soliti intoppi (com'è possibile che un'emergenza dichiarata non renda necessario un interprete sempre presente nelle sedi istituzionali e di polizia?) sia stato avviato l'iter che mette i giovanissimi al riparo in una condizione protetta, adeguata alla loro età ed esperienza, non già per benevolenza o sollecitudine, ma perché la legge prevede specifiche tutele. Se poi vogliamo scomodare le Convenzioni internazionali non la finiamo più....